Introduzione alle Buioproduzioni

•19 febbraio 2009 • Lascia un commento

 

 

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presentazione generale in Powerpoint

 Introduzione alle Buioproduzioni

Buioproduzioni è il nome che  indica  la stabile collaborazione artistica, nata nel 2000, tra due artisti italiani,  Umberto Parenti (di Piacenza) e Andrea Pedrazzini (di Milano).

L’arte delle Buioproduzioni produce ogni infinita forma di buio.

 

Un buio che vive come un virus nascosto dentro la luce sfacciata della comunicazione massmediale; che è torrente di intensità, sentiero per chi sa rallentare. E’ buio-sussurro, racconto emotivo e colto di sguardi labirintici.

E’ il buio di chi – per poter vedere davvero- deve affinare lo sguardo, esplorare spazi alla ricerca anche soltanto di un bagliore, di un piccolo nucleo di senso. Lo sguardo dunque, messo in difficoltà da una visione crepuscolare, diventa nomade, esplorante; ogni opera delle Buioproduzioni si rivela così come un paesaggio sconosciuto di cui ognuno può tracciare una sua propria mappa.

 

L’arte delle Buioproduzioni gioca sul poco-visibile, sull’implicito che corrode l’evidenza e ne smonta i meccanismi. In ogni loro installazione il virus diventa  dubbio ironico, percorso parodico che frantuma le certezze iniziali della piena-luce ed indica una differenza solo accennata o mal-vista e che, proprio per questo, è strada da percorrere, avventura, meraviglia.

Il senso del meraviglioso, spesso citato nelle forme delle Wunderkammer o delle collezioni infinite, non è dunque sorpresa egocentrica di fronte al diverso, ma – anzi –  scioglie lo sguardo nel buio, lo lascia correre liberamente nei percorsi della memoria e dell’immaginazione.

 

Il dubbio ironico diventa talvolta ossessione, come se la ripetizione, la collezione insistita potesse metterci al riparo dal vuoto di senso. Assistiamo così ad un gesto creativo ( di cui è parte integrante l’idea di progetto, di costruzione del senso ) che parte per imprese impossibili, di sovrumana complessità, di donchisciottesca follia. E, appena parte, inciampa nel meraviglioso.

 

In questo ambiente emotivo, le opere delle Buioproduzioni assumono spesso la forma di contenitori: tavoli, armadi, cassetti, gabbie o camere (che in qualche modo rimandano ad una  artigianalità tipicamente italiana) ospitano collezioni di disegni conservati sotto-buio, oggetti d’affezione, attimi, luci. Contengono un nulla infinitizzato.

Il contenere, poi, accoglie anche una continua stratificazione ed interazione del senso,  nei cui passaggi successivi le varianti forniscono significati in continua, soprendente mutazione.

Dunque, la collezione, il contener catalogando (che è variazione del veder pensando) non è un semplice accumulo nevrotico, ma tende adiventare frase, cioè riflessione emozionata sul tempo, se per tempo intendiamo non solo la durata del fare e del guardare, ma anche e soprattutto tempo abitato poeticamente: cioè, la coscienza che solo il gioco dell’arte ci pone di fronte al mondo come se fosse ancora del tutto inesplorato.